Japan Blue

made in Japan

Il termine “ao” significa blu in giapponese e deriva dal termine “ ai”, che identifica la pianta del guado.

L’espressione “48 Ai shijū-hasshoku” (48 sfumature di blu) indica le 48 tonalità di blu riconosciute in Giappone.Nell’epoca Kamakura i samurai utilizzavano la tonalità più scura dell’aizome (la tinta indigoide) come portafortuna per le guerre. Questa tinta era chiamata “勝色 kachi-iro”, il colore della vittoria e acquisì popolarità come “colore dei guerrieri”. (La maglia blu della nazionale giapponese è legata a questa tradizione.) Successivamente la tintura indigoide si diffuse anche nel ceto inferiore e raggiunse la massima popolarità alla fine del periodo Edo. Nel periodo Meiji, gli stranieri arrivati in Giappone, stupiti da una tale presenza del colore blu, lo soprannominarono “Japan blue”.  

Si ritiene inoltre che l’odore particolare del guado allontani gli insetti e i serpenti velenosi e che la tintura renda antibatterici i tessuti di cotone, aiutando la guarigione delle ferite. Per questi motivi la tinta indigoide veniva spesso applicata agli indumenti dei lavoratori.

Shōkin-tei presso la villa imperiale di Katsura(©photo by KimonBerlin/Creative Commons)

I giapponesi sono particolarmente sensibili al colore ao (blu) e ne sono orgogliosi. Il blu di Hiroshige in Ukiyoe, l’ichimatsu moyō (un disegno decorativo) di Shōkin-tei (casa da tè) presso la villa imperiale di Katsura, il Samurai Blue dei calciatori della nazionale giapponese, il logo delle Olimpiadi di Tokyo nel 2020… il blu in Giappone è dappertutto.  

Provate anche voi a cercare l’ao.

 Akifumi Takeshita

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