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Studiando per il JLPT

L’arrivo dell’inverno segna una svolta, un cambiamento. Si passa dall’ora legale a quella solare, dal lenzuolo al piumone, dal the freddo alla cioccolata calda… ma per molti studenti di lingua giapponese, me compresa, l’arrivo dell’inverno significa prima di tutto una cosa: il JLPT (Japanese Language Profiency Test).

La prima volta che sono stata in Giappone, mentre passeggiavo per le vie di Kyoto, o di Tokyo, nella confusione delle città e nel silenzio dei templi, mi è capitato spesso di trovarmi in difficoltà ma poi di ringraziare le persone che si fermavano ad aiutarmi a trovare la strada; invece non c’è stato nulla da fare quando non riuscivo a comprendere quello che una cassiera mi diceva al supermercato: è stato in quel momento che ho capito ed ho sentito che avrei dovuto provare ad ampliare un po’ di più i miei orizzonti.
Insomma, osservando quel paese così diverso dal mio e quelle scritte così diverse da ciò che ero abituata a vedere ogni giorno nella mia vita, ho capito che c’è molto che non so, solo perché sono nata dall’altra parte del mondo.
Proprio per questo motivo, innamorandomi pian piano di una terra lontanissima, ho iniziato a interessarmi con molta più attenzione anche alla sua lingua, che non avevo mai preso veramente in considerazione (nonostante la mia enorme collezione di manga e le migliaia di ore passate a guardare anime in lingua originale) ed è sempre stato in quell’occasione che ho sentito parlare per la prima volta del JLPT, una tappa quasi obbligatoria per chi si appresta a imparare questa magnifica lingua.

Ma che cos’è il JLPT?
Il Japanese Language Proficiency Test è un esame promosso e gestito dalla Japan Foundation And Japan Educational Exchanges and Service (JEES), finalizzato alla verifica e alla certificazione del livello di conoscenza della lingua giapponese da parte di persone non madre lingua.
In Giappone il test si svolge due volte l’anno, a luglio e a dicembre, presso diverse sedi sparse in tutto il territorio, mentre in Italia si tiene una volta l’anno, in genere la prima domenica di dicembre, nelle sedi di Milano, Roma e Venezia.
L’esame prevede cinque livelli di difficoltà: a partire dal livello N5, che attesta una conoscenza di base fino ad arrivare al livello N1, per il quale è richiesta una competenza completa e omogenea, oltre alla capacità di saper usare la lingua in qualsiasi situazione.
È bene sottolineare che, a seconda del livello scelto, non cambia solo la difficoltà delle domande e la quantità di kanji (gli ideogrammi) da conoscere, ma anche la durata e la struttura della prova stessa: i livelli N5 (105 minuti), N4 (125 minuti) ed N3 (140 minuti) prevedono una prima parte di comprensione della lingua e del vocabolario, una seconda di grammatica e di lettura, e una terza di ascolto.
I livelli N2 ed N1, invece, comprendono solo la prova di conoscenza della lingua (grammatica e vocabolario) e l’ascolto, rispettivamente di 110 minuti e 60 minuti per l’N1, e di 105 minuti e 50 minuti per l’N2.
Al momento dell’iscrizione all’esame è quindi fondamentale tenere bene in considerazione la propria preparazione e inscriversi al livello giusto poiché, differentemente da altri casi, non è necessario aver conseguito tutti quelli precedenti per sostenerne uno superiore.
Ci sono molti modi per prepararsi ad affrontare il JLPT: dallo studio autodidatta o con un insegnate privato a quello presso scuole di lingua italiane, che si occupano specificatamene di creare lezioni mirate al superamento dell’esame, fino ad arrivare allo studio in Giappone tramite esperienze dirette sul luogo o scuole giapponesi per stranieri.

Foto di classe presso ISI International Study Institute, la scuola di lingua giapponese in Giappone.

Il sito ufficiale dell’esame indica come testo di riferimento il “Japanese-Language Proficiency Test Official Practice Workbook”, anche se conosco personalmente molti studenti che si sono affidati a libri ugualmente validi come il “Minna no Nihongo”, e io stessa sto utilizzando il “Genki”.
Avendo scelto di studiare la lingua in una scuola di Kyoto per alcuni mesi la scorsa primavera, mi sono resa conto di quanto velocemente io sia riuscita ad assimilare le conoscenze di base pur partendo da zero e di quanto sia stato utile frequentare ogni giorno luoghi in cui l’unica lingua che si parla è il giapponese.
Nonostante non sia particolarmente complicato vivere in Giappone per uno studente straniero, grazie soprattutto ai giapponesi che accorrono volentieri in aiuto quando ti ritrovi perso e spaesato, diventa inevitabile cercare di imparare il giapponese il più in fretta possibile, anche solo per andare in farmacia, prendere la metro o ritirare un pacco in posta: la quotidianità affiancata sempre dall’impegno è, a mio parere, un elemento molto importante per rendere lo studio di una lingua completo e dinamico.
Quando sono tornata in Italia, per non perdere ciò che avevo imparato e per sostenere l’esame JLPT, ho iniziato a frequentare un corso di lingua a Milano un paio di volte la settimana e, seppur la mia sensei (insegnante) sia veramente eccezionale, mi rendo conto che manca quello stimolo in più dato dalle opportunità della vita giapponese di ogni giorno.
Risulta evidente come studiare la lingua direttamente sul posto sia il modo più efficace e veloce per impararla anche al fine di sostenere un esame come il JLPT, soprattutto per quanto riguarda la prova dell’ascolto.
Nonostante ciò, ora più che mai sono convita che, in qualsiasi forma venga portato avanti, lo studio duro e ben organizzato ripaga sempre.


A tutti quelli che dovranno sostenere l’esame il prossimo 2 dicembre posso solo dire 「みなさん、がんばって!」, e se vi state ancora chiedendo che cosa mi diceva la cassiera del supermercato, vi informo che voleva solo sapere quanti sacchetti desideravo.

Martina Michalik

© RIPRODUZIONE RISERVATA Ciao!Journal

Per qualsiasi informazione sul JLPT vi consiglio di consultare il sito ufficiale http://www.jlpt.jp/e/