Ciao! Journal no. 20
Luglio 5, 2019
Ciao! Journal n.23
Gennaio 16, 2020

La commedia dell’arte si diffonde in Giappone – Intervista a Hirota Otsuka, l’attore giapponese che recita ne “la commedia dell’arte”

This post is also available in: ja日本語 (Giapponese)

La commedia dell’arte, il “teatro all’improvviso” in maschera nato in Italia a metà del XVI secolo, può essere definita anche “commedia che supera ogni scoglio linguistico e culturale”. Per quale ragione? Che cosa si intende con commedia dell’arte? Indaghiamo con Hirota Otsuka, il fautore della diffusione della commedia dell’arte in Giappone.

C’è una compagnia teatrale giapponese che, utilizzando la tecnica italiana della commedia dell’arte, scatena risate tra il pubblico giapponese: si tratta del “Teatro Commedia dell’Arte”, fondata da Hirota. Lo spettacolo svoltosi a Tokyo ad  ottobre era composto da sette personaggi e tre musicisti (armonica, contrabbasso, batteria). Si è tenuto in un piccolo spazio, le cui dimensioni ridotte hanno favorito l’interazione tra gli spettatori e gli attori, i quali ogni tanto scendevano dal palcoscenico per coinvolgere il pubblico.

La commedia dell’arte è caratterizzata da “personaggi tipo” da interpretare indossando delle maschere tradizionali; nello spettacolo c’erano tre di questi (Pantalone, il vecchio vizioso che fa il commerciante e Arlecchino il suo servitore, poi il Capitano, il militare che si vanta di titoli inesistenti) e quattro personaggi originali inventati da lui stesso (Paccantino, l’accompagnatore del Capitano; il giovane narcisista Valentino; Marianne che pratica le arti marziali cinesi e la ladra insicura Pizzi, la cui parte era recitata attraverso la pantomima). Nel ruolo di Marianne si è esibita un’attrice d’azione, lasciando il pubblico senza fiato con le sue acrobazie, mentre Hirota ha interpretato con tanta disinvoltura due ruoli, quello di Pantalone e Valentino. In questo modo lo spettacolo ha dato vita a un’esplosione di originalità ed energia, alle quali il pubblico ha reagito sbellicandosi dalle risate. Intanto, le semplici vicende narrate lasciavano nel cuore qualcosa di nostalgico; sia il copione che la scenografia erano opera di Hirota.

Finito lo spettacolo, ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con Hirota, il quale parlando di film muti di Buster Keaton e Chaplin, capolavori che hanno fatto ridere tutto il mondo, ha spiegato quanto fossero simili alla commedia dell’arte.

L’incontro con la commedia dell’arte

Nel 2002, un Hirota ventunenne, preso dalla passione giovanile, si trasferisce a New York, sognando di diventare un attore di successo in America e di fare qualcosa di diverso dai suoi colleghi. Frequenta la scuola di arti performative, la HB Studio; una volta appreso bene l’inglese, partecipa anche a piccoli spettacoli. Ma Hirota era scettico e pensava dentro di sé: “ho imparato la lingua, ma non raggiungerò mai la stessa padronanza di un madre lingua, inoltre sto continuando a fare le stesse cose che facevo in Giappone, non è cambiato niente…”.

Durante questa fase riflessiva, vede recitare Antonio Fava in un monologo portato dal Bel Paese: lì Hirota conosce la commedia dell’arte. La recita era tendenzialmente in italiano, ma il ragazzo riusciva a comprendere lo stesso e si spanciava dalle risate. Nota che l’intera sala, composta da un pubblico di ogni razza ed età, stava ridendo: pensa così di voler imparare a fare lo stesso, a far ridere tutto il mondo. Intuisce inoltre si tratta di ciò che avrebbe voluto fare da sempre. 

Dopo aver visto lo spettacolo di Fava a New York, decide di seguirlo nella tournée in America. “Se ti piace così tanto, puoi seguirmi facendo da assistente”. A seguito di tale proposta, nel 2008, Hirota si trasferisce a Reggio Emilia e inizia a studiare nella scuola di Fava, dove conosce la vera commedia dell’arte e matura l’idea di introdurla nella sua recitazione. Dopo un anno torna in Giappone.

La diffusione della commedia dell’arte in Giappone

Il monologo di Fava che Hirota aveva visto la prima volta in America era una “Commedia Gabrieliana”: Fava interpretava da solo tanti personaggi utilizzando diverse maschere.

Ai tempi, in Giappone non c’era quasi nessuno a portare in scena la commedia dell’arte: non avendo altra scelta, Hirota inizia a fare la commedia Gabrieliana. Con il susseguirsi di repliche, il pubblico va aumentando e Hirota inizia a ricevere anche richieste di partecipazione allo spettacolo da parte di attori ma e di persone di altri mestieri. Dall’anno scorso i suoi workshop lo hanno portato a realizzare spettacoli con un cast di più persone, riportando in poche parole la forma originaria alla commedia dell’arte. 

La commedia dell’arte è una forma di teatro che nacque per un pubblico pagante, del quale prima di tutto l’attore si doveva sforzare a catturare l’attenzione. Quindi Hirota si adatta ai gusti del pubblico giapponese, utilizzando le musiche di anime e film conosciuti dai giapponesi. Vuole in questo modo, diffondere la commedia dell’arte tradizionale, arrangiando la sua struttura e i personaggi secondo il gusto giapponese. Non a caso, il personaggio più amato dal pubblico giapponese è Valentino, il narcisista (un’invenzione di Hirota). 

Nei saluti finali quando gli attori si sono tolti le maschere, è stata una sorpresa vedere personaggi come il vecchio vizioso e il soldato vanitoso trasformarsi in bei giovani e riscoprire la capacità delle maschere nel convincere il pubblico illudendolo.

Concludiamo l’articolo con un messaggio di Otsuka ai lettori di Ciao: “Se attraverso l’articolo sono riuscito ad incuriosirvi, venite in teatro a vedere la Commedia dell’Arte Giapponese. L’anno prossimo sarà un anno pieno di novità. Mi piacerebbe riuscire a portare in scena un grandissimo spettacolo”.

Hirota Otsuka
Nasce a Tokyo. Recita nei film (ruolo di Nomura in “Toshokan sensō”, ruolo di Bessho nel film “Hachiwan kekkno soudanjo” in uscita l’8 dicembre), telefilm e pubblicità.
Ha fondato il “Teatro Commedia dell’arte”. https://tcd1.com/

testo・Akiko Naito
foto・Teatro Commedia dell’Arte
(Ciao!Journal n.22)

This post is also available in: ja日本語 (Giapponese)